Scacchi, la psicologia della lotta.
Pubblicato da ilredeire su Dicembre 14, 2007
Una partita a scacchi è una lotta contro la posizione, per alcuni si tramuta in lotta contro se stessi o contro l’avversario. Si scatena in questa modo un gioco malato, in cui invece di gioire per la scoperta e la creazione di un qualcosa di magico, ci si aliena dal mondo e da tutto ciò che ci gira intorno.
In una partita a scacchi alcuni si illudono di essere da soli e lo considerano un gioco in cui non esiste la fortuna, a mio modo di vedere ciò costituiscono due inesattezze:
- In primo luogo una partita la si gioca con un compagnio e non contro un avversario.
- In secondo luogo la fortuna comincia dal momento in cui viene sorteggiato il colore dei pezzi.
Come nella vita, negli scacchi bisogna imparare a sguazzare nel :
FANGO
Io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che non sono solo
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
sotto un cielo di stelle e di satelliti
tra i colpevoli le vittime e i superstiti
un cane abbaia alla luna
un uomo guarda la sua mano
sembra quella di suo padre
quando da bambino
lo prendeva come niente e lo sollevava su
era bello il panorama visto dall’alto
si gettava sulle cose prima del pensiero
la sua mano era piccina ma afferrava il mondo intero
ora la città è un film straniero senza sottotitoli
le scale da salire sono scivoli, scivoli, scivoli
il ghiaccio sulle cose
la tele dice che le strade son pericolose
ma l’unico pericolo che sento veramente
è quello di non riuscire più a sentire niente
il profumo dei fiori l’odore della città
il suono dei motorini il sapore della pizza
le lacrime di una mamma le idee di uno studente
gli incroci possibili in una piazza
di stare con le antenne alzate verso il cielo
io lo so che non sono solo
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che non sono solo
e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che non sono solo
e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango
la città un film straniero senza sottotitoli
una pentola che cuoce pezzi di dialoghi
come stai quanto costa che ore sono
che succede che si dice chi ci crede
e allora ci si vede
ci si sente soli dalla parte del bersaglio
e diventi un appestato quando fai uno sbaglio
un cartello di sei metri dice tutto è intorno a te
ma ti guardi intorno e invece non c’è niente
un mondo vecchio che sta insieme solo grazie a quelli che
hanno ancora il coraggio di innamorarsi
e una musica che pompa sangue nelle vene
e che venire voglia di svegliarsi e di alzarsi
smettere di lamentarsi
che l’unico pericolo che senti veramente
è quello di non riuscire più a sentire niente
di non riuscire più a sentire niente
il battito di un cuore dentro al petto
la passione che fa crescere un progetto
l’appetito la sete l’evoluzione in atto
l’energia che si scatena in un contatto
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che non sono solo
e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che nn sono solo
e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango




Le ragioni della paura « OdiAmore detto
[...] a lato i due nuovi amici mentre passano il tempo libero giocando a scacchi – perché anche secondo me una partita si gioca con un compagno e non contro un [...]
wanderer detto
sono curioso. Non capisco la prima distinzione. Perché un amico non può essere un avversario? Pensavo che lo scopo di qualunque giuoco (la forma è voluta) fosse che la distinzione non esistesse. Se no che senso avrebbe il fair play e tutto il concetto di sportività? Era la prima cosa che mi insegnarano quando imparai a giocare a scacchi alle elementari. Ci facevano giocare a scacchi proprio per capire chi gli avversari migliori sono gli amici migliori (poi da qui partì tutto il concetto del terzo tempo negli sport di squadra).
Poi ho un’altra curiosità: non è che essere nero o bianco significa semplicemente cambiare mentalità e/o filosofia, piuttosto che essere una questione di fortuna?
ilredeire detto
Ho espresso chiaramente il mio concetto nel post, rispetto il tuo punto di vista, per essere più chiaro ti dirò che per me il gioco è una forma di complicità, la vittoria è una forma della mente.
Alle elementari ti hanno insegnato bene, gli scacchi sono anche uno sport, il fair play è una qualità che serve in ogni campo della vita.
Muovere per primo è un vantaggio, non è solo questione di mentalità, il vantaggio non è effimero ma reale, può essere annullato, ma il vantaggio rimane, per cui essere sorteggiato con il colore bianco piuttosto che nero è un colpo di fortuna oggettivo.
Alcuni giocatori preferiscono giocare con i neri, poichè hanno preparato il repertorio difensivo meglio di quanto non abbiano fatto per quello offensivo, per cui per loro può valere il discorso inverso, resta l’oggettività del colpo di fortuna!
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