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Filosoficamente scacchi! Teoria della semplicità.

Posted by Arcobaleno su gennaio 22, 2010

“Scacco matto!” Disse il vecchio Evaristo con la mano tremante.
“Al diavolo… ma, alla fine, stavo meglio io…” Rispose acido l’altro signore anziano, Ernesto.
Evaristo e Ernesto erano amici da lunga data e amavano disquisire sulle varie posizioni. Se uno dei
due vinceva, l’altro aveva da ridire sul motivo della vittoria. Da circa cinquant’anni andava avanti
così. Quel giorno invece…
“Finiamola una volta per sempre. Cerchiamo una conclusione sul come valutare una posizione. In
modo oggettivo e inequivocabile. Definitivo.” Disse Evaristo secco.
“Bene. Proponi!” Disse in tono di sfida Ernesto.
“Ci serve un parametro universale per giudicare una posizione. Qualcosa di semplice e sempre
presente per stabilire con certezza chi sta meglio o peggio.”
“Quale sarebbe questo parametro? Gli scacchi si giudicano da posizione a posizione. Essi amano la
relatività.” Sentenziò Ernesto. “Inoltre, c’è la relatività del giocatore che concepisce valutazioni
diverse da un altro.”
“Questo relativismo mi pare troppo estremo. Se così fosse, non potremmo dire che esistono delle
situazioni vinte matematicamente. Queste posizioni esistono. Cerchiamone le caratteristiche ed
estendiamone il parametro a tutte le altre.”
“Proviamo, proviamo.”
“In una situazione forzata noi operiamo dei calcoli. Questi non sono soggettivi, nel senso che o sono
giusti o sono sbagliati. Ciò si può verificare. Delle due l’una. Quindi il calcolo è oggettivo. Mi pare
un buon punto di partenza.”
“E’ vero, ma l’operazione è sempre relativa alla posizione.”
“Però i calcoli sono sempre gli stessi, a prescindere dalla posizione particolare: conto dei pezzi,
spostamento di questi nell’immaginazione, somme di pezzi che controllano gli stessi punti… Ciò si
fa sempre, non è relativo perché i principi fondamentali che si applicano sono gli stessi e validi per
tutti.”
“Siamo sempre allo stesso punto. E’ la situazione specifica a determinare il calcolo. Dunque, il
calcolo è relativo.”
“Va bene… Abbiamo capito. Siamo d’accordo almeno sul fatto che i calcoli, indipendentemente
dalla posizione, sono determinati dalle medesime regole?”
“Si.”
“Allora dobbiamo trovare un’unità semplice che ci consenta di valutare la posizione in modo
oggettivo. Dobbiamo, cioè, trovare un punto concreto, oltre alle regole astratte. Così aggiriamo il
problema della soggettività che tu stesso hai posto.”
“Sono proprio curioso. Stiamo a vedere! Eh, eh eh!” Ridacchio Ernesto, scettico.
“Ecco, dobbiamo cercare qualcosa di semplicissimo, talmente semplice che non si può
ulteriormente dividere, scomporre. Questo dato deve consentirci di dare una valutazione esaustiva
della posizione.”
“Ah! La complessità degli scacchi è proverbiale e evidente. Non lo sai che è una delle poche attività
che attiva simultaneamente tutte le aree del cervello? E tu vorresti trovarci qualcosa di semplice?
Sei il solito vecchio scemo!”
“Su, aiutami. Cosa c’è di più semplice negli scacchi, secondo te?”
“Mah, il pedone. Il pezzo più elementare. Oppure penso ai finali di re e donna.”
“Però l’uno non può spiegare l’altro. Il fatto è che tu stai pensando a qualcosa di concretamente
semplice, che risolvi in fretta o sai usare. Ma il semplice come lo intendo io, non è questo. Ciò che
prima impari non è, per forza, il punto più semplice.”
“Bene, vecchio pazzo. Più semplice del pedone e dei finali di re e donna non trovo nulla. Ti sfido io
a trovare la pietra filosofale.”
“Allora, ci ho pensato a lungo. Secondo me la cosa più semplice è la casella. Il singolo semplice
stupido quadratino. In fin dei conti, possiamo descrivere tutto con le caselle e somme algebriche di
caselle. Se ci pensi bene, un pezzo non è altro che una serie di case controllate. Potremmo giocare a
scacchi senza pezzi tenendo presente, però, le case che essi controllano e non. Non possiamo
giocare a scacchi senza case, né si possono distruggere né mangiare. La mia idea: per valutare una
posizione non dobbiamo far altro che contare le case che controllano il bianco e il nero. Chi ne
controlla di più sta meglio e chi meno, peggio. Tenendo presente che le case vicino al re, sono più
importanti delle altre.” Concluse Evaristo seriamente.
“Possiamo provare. La tua teoria è affascinante!” Disse colpito Ernesto.
“Potenza del ragionamento scientifico!”

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